mercoledì 25 febbraio 2015

L’erba cinese che fa sparire il cancro in 40 giorni

The Chinese herb that makes cancer disappear in 40 days
Китайская трава, которая делает рак исчезнет в течение 40 дней
中国的草药,使得在40天内消失,癌症


La chiave per curare il cancro potrebbe essere stata trovata in un’antica erba che ha da tempo un ruolo cruciale nella medicina tradizionale cinese


Lo studio, condotto dai ricercatori dell’Università del Minnesota, è stato incentrato sull’estratto di una pianta popolarmente conosciuta in Cina con il nome di “Léi Gōng Teng” (la vite del tuono divino).

Questo particolare tipo di vite si è dimostrata efficace nel bloccare una proteina – alias GRP78 – che aiuta le cellule tumorali del pancreas a sopravvivere.

Possiede almeno un composto unico, capace di sradicare completamente il cancro entro 40 giorni e che potrebbe alla fine, diventare un’alternativa per il trattamento del cancro. Tirpterygium wilforii, questo il nome scientifico di Léi Gōng Teng, contiene un triptolide che iniettato nei topi con tumori pancreatici, ha provocato la completa guarigione ed il recupero in meno di cinque settimane.

Anche dopo la sospensione del trattamento, i topi guariti hanno mantenuto la loro salute, liberi dal cancro al pancreas e senza segni di ripresa tumorale o recidiva.


Léi Gōng Teng è il primo responsabile della guarigione dal cancro.

Si tratta di un triptolide, un diterpenoide attivo che ha dimostrato in diversi studi precedenti, di sviluppare ampia attività anti-cancro. Il team è stato in grado di isolare in modo efficace questo triptolide e convertirlo in una forma solubile in acqua, che è stata poi iniettata nei topi , regolarmente per un po ‘più di un mese e che si è dimostrata sufficiente per curare il cancro del pancreas negli animali.

“Questa erba è solo incredibilmente potente nell’uccidere le cellule tumorali “,

ha detto Ashok Saluja, vice presidente della ricerca. ” Abbiamo osservato i topi trattati ogni giorno. E giorno dopo giorno, il tumore era in calo e decrescente.”

Già nel 2007, i ricercatori della Yale University e della Columbia University, hanno scoperto che triptolide innesca effettivamente l’apoptosi delle cellule tumorali , conosciuta anche come morte cellulare programmata. Numerosi altri studi nel corso degli anni hanno identificato triptolide come un potente combattente del tumore in senso generale e anche come arma contro il cancro alla prostata aggressivo. “Triptolide, un diterpenoide isolato dall’erba cinese Tripterygium wilfordii Hook.f , ha dimostrato attività antitumorale in una vasta gamma di tumori solidi “, hanno scritto i ricercatori della University of Texas MD Anderson Cancer Center in uno studio del 2006. Da questo particolare studio è emerso chetriptolide si rivolge a varie linee cellulari tumorali leucemiche , così come aumenta l’efficacia di altri agenti antitumorali.

Nonostante ciò, pare che gli effetti collaterali registrati siano diversi, tra cui perdita di capelli, sanguinamenti, insufficienza ovarica e problemi gastro-intestinali. Per tale motivo, nel mese di agosto 2011, l’inglese Products Regulatory Agency (MHRA) ha deciso di pubblicare un Bollettino sulla sicurezza dei farmaci, con il consiglio di non adoperare quelli contenenti Lei Gong Teng a causa dei possibili effetti collaterali gravi.

A tal proposito è importante tuttavia precisare che l’antica tradizione cinese, per prevenire gli eventuali effetti collaterali, consigliava di eliminare il rivestimento superficiale della radice, usando esclusivamente la parte legnosa (Xilema). Tale parte doveva poi essere portata sapientemente a una decozione minima di tre ore e il dosaggio non doveva superare i 9-10 grammi. Riferimenti a questa tecnica sono stati riportati nel testo medico inglese denominato “Chinese Harbal Medicine di D.Bensky” (Third Edition).

References:
“Drug From Chinese ‘Thunder God Vine’ Slays Tumors in Mice.” By Drew Armstrong, Bloomberg News, 17 Oct 2012.
http://www.bloomberg.com/news/2012-10-17/drug-from-chinese-thunder-god-vine-slays-tumors-in-mice.html
“Thunder God Vine.” National Center for Complementary and Alternative Medicine (NCCAM).
http://nccam.nih.gov/health/tgvine
“Thunder God Vine.” WebMD.
http://www.webmd.com/vitamins-supplements/ingredientmono-824-THUNDER%20GOD%20VINE.aspx?active
IngredientId=824&activeIngredientName=THUNDER%20GOD%20VINE
“Thunder God Vine compound annihilates cancer in 40 days, researchers discover.” By Carolanne Wright. Natural News.com, 13 May 2013.
http://www.naturalnews.com/040314_thunder_god_vine_cancer_tumors.html
“Thunder God Vine Drug Zaps Pancreatic Cancer.” GEN: Genetic Engineering & Biotechnology News. 18 October 2012.
http://www.genengnews.com/gen-news-highlights/thunder-god-vine-drug-zaps-pancreatic-cancer/81247498/
“Tripterygium wilfordii.” Wikipedia.
http://en.wikipedia.org/wiki/Tripterygium_wilfordii

fonte: http://www.dionidream.com/lerba-cinese-che-fa-sparire-il-cancro-40-giorni/

FONTE: L’erba cinese che fa sparire il cancro in 40 giorni

lunedì 23 febbraio 2015

Tensioni Usa-Russia. La Cina scende in campo e si schiera…

US-Russia tensions. China takes the field and sided ...
Американо-российские трения. Китай выходит на поле и односторонний ...
美俄的紧张关系。中国采取现场和面...


Grande confusione occidentale dopo la serie di decisioni sbagliate USA-NATO che hanno gettato nel caos intere nazioni e 
la decisa presa di coscienza di Russia e Cina contro un procedere portatore di altre catastrofi.

“Ai nostri occhi il presidente della Federazione russa Wladimir Putin ci è sempre apparso un tantino misterioso; per il modo oscuro con cui è subentrato a quel losco individuo che era Boris Eltsin, soprannominato anche Corvo bianco, e per alcune sue frequentazioni tutte italiane di personaggi poco raccomandabili.

Tuttavia, considerato il vuoto assoluto di idee di Europa e Stati Uniti d’America, egli, poco per volta, con il suo impegno, è riuscito ad auto-valorizzarsi sulla ribalta internazionale, al punto tale che ben pochi altri capi di stato possono vantare l’attuale suo prestigio.

Anche la questione delle sanzioni l’aveva assorbita con molto fair play, aveva solo ripromesso ritorsioni che l’Europa, purtroppo, oggi sta scontando.
Personalmente avevo tentato l’ironia, paragonando il super conosciuto cagnetto Dudù, all’Europa che erogava sanzioni a un molosso forzuto, la Russia, che ha una storia complessa alle spalle, di invasioni, di aggressioni, ma che ne è sempre uscita in piedi in virtù del suo popolo eroico.
Oltre tutto la Russia ha sempre curato molto bene la diplomazia al punto tale che quella russa non ha nulla a che fare con quella statunitense..
Lo prova l’attenzione della Cina – sempre così diffidente con le altre nazioni del pianeta – che dopo aver aiutato massicciamente inVenezuela e l’Argentina da un punto di vista economico, ora ha promesso alla Russia tutto il sostegno possibile per contribuire a farle superare la crisi economica interna.
Secondo il celebre columnist, editorialista della catena della multinazionale dell’informazione BloombergWilliam Pesek, l’atteggiamento della Cina, oggi dimostra il fallimento progressivo della leadership che gli Stati Uniti hanno sempre avuto in campo finanziario sul piano mondiale, e la fine definitiva degli accordi di Bretton Woods, che sono quelli in merito alla convertibilità del dollaro in oro.
Questo scricchiolante imperialismo, vede da una parte i forti con la loro calma, dall’altra gli esagitati, l’eccitazione di chi non ha più idee e pensa di risolvere tutti i suoi problemi con uno scontro armato” Mario Albanesi, giornalista indipendente

domenica 22 febbraio 2015

OLLANTAYTAMBO: LA CITTÀ PERUVIANA COSTRUITA DAGLI INGEGNERI VENUTI DALLO SPAZIO

OLLANTAYTAMBO: the Peruvian city built by engineers came from space
Ольянтайтамбо: перуанский город, построенный инженерами из космоса
奥扬泰坦博:秘鲁城市从太空工程师建造

Tra i numerosi siti archeologici peruviani che sconcertano per la loro realizzazione architettonica, ne esiste uno meno conosciuto, ma che forse è il più sbalorditivo di tutti: l'antica città di Ollantaytambo, nel Perù meridionale, a circa 60 chilometri a nordovest della città di Cusco. Gli enormi megaliti e la perfezione dell'intaglio della pietra fanno ritenere ai teorici degli Antichi Astronauti che Ollantaytambo sia la prova che la Terra del passato sia stata visitata da intelligenze extraterrestri.
Ollantaytambo è un sito archeologico Inca che si trova nel Parù meridionale, nella regione di Cusco, ad un’altitudine di 2792 metri sopra il livello del mare.
Le rovine dell’antica città giacciono in un luogo che gli Inca chiamavano “Valle Sacra”.
Gli storici convenzionali ritengono che Ollantaytambo sia stata costruita nel 1440 d.C. dall’imperatore Inca Pachacuti.
Alcuni ricercatori, invece, sono convinti che sia stata costruita sulle rovine di una città molto più antica, le cui origini rimangono sconosciute.
“La porta che viene chiamata ‘Il Cancello degli dei’ è stata costruita migliaia di anni prima che gli inca arrivassero in questa regione, da una civiltà che chiamiamo Hurimpacha”, spiega Brien Foester, autore del libro A brief history of Incas. “Gli abbiamo dato questo nome perchè non abbiamo idea di chi fossero, da dove venissero e dove sono andati”. Secondo Foester, i reperti più antichi di Ollantaytambo risalgono almeno a 12 mila anni fa.
Ma come hanno potuto i primi esseri umani sulla Terra costruire queste sorprendenti strutture in pietra, con grandi blocchi che si incastrano alla perfezione, con acquedotti e sistemi di irrigazione che funzionano ancora oggi? E come avrebbero potuto spostare enormi massi di granito, ognuno del peso di più di 50 tonnellate?

Una fortezza sacra

“Ollantaytambo è una fortezza di montagna”, spiega Andrew Collins, autore di “The Cygnus Mystery, “conosciuta soprattutto per le incredibili dimensioni dei blocchi utilizzati nella sua costruzione. In particolare, quelli ritrovati nel livello più alto della montagna. Ci sono sei mastodontici blocchi di granito posizionati in linea”.
I monoliti sono stati trasportati da un altro sito, attraversando una piana, un fiume e poi portate in alto sulla montagna. Chiaramente, il mistero più grande è capire come le abbiano tagliate e portate fin lassù.
Al giorno d’oggi, infatti, se dovessimo spostare un masso di 50 tonnellate dovremmo assemblare un’unità di trasporto speciale, comprendente travi metalliche, assi e ascensori idraulici. Per portarlo fino in cima, probabilmente bisognerebbe modificare l’altura, costruire una strada, fissare il masso con dei cavi metallici ad un sistema di carrucole. Molte opzioni differenti, ma nessuna di esse disponibile alle persone dell’epoca.
L’abilità di sistemare perfettamente insieme queste pietre di diverse tonnellate, in modo che fra di esse non ci passi nemmeno un capello, non è una questione di tempo o di fatica, ma una questione di tecnologia. Gli archeologi tradizionali sostengono che il granito sia stato tagliato e modellato con strumenti di pietra e di bronzo.
Ciò che è veramente strano è il modo in cui le grandi rocce sono state fissate, come se fossero state fuse insieme da una fonte sconosciuta di calore. E’ come se due pietre fossero state posizionate una accanto all’altra e poi fuse insieme con qualche forma di raggio ad altissima energia. Guardando la configurazione dei blocchi, non c’è proprio spiegazione su come potessero aver creato una fonte di calore tanto intensa, al punto da saldare le rocce l’una alle altre.
Ulteriori prove dei misteriosi metodi utilizzati dagli antichi costruttori possono essere trovate nel vicino Tempio del Condor. Qui, enormi lastre di andesitevenivano estratte dal luogo conosciuto come Il Muro della Roccia Viva.
“Il Tempio del Condor è particolare, perchè troviamo delle enormi sezioni di pietra a forma di parallelepipedo” commenta Collins. “Si tratta di andesite, una roccia molto dura, ed è stata rimossa dalla montagna con tanta accuratezza che non si trovano segni di scalfittura sulla superficie. La superficie rocciosa sembra ruvida, ma quando la tocchi sembra liscia come le piastrelle del bagno, il che significa che è stato usato un qualche processo di vetrificazione”.
Utensili preistorici non avrebbero potuto ottenere questo risultato, soprattutto se si pensa che Ollantaytambo è fatta quasi tutta di andesite. Per tagliarla serve qualcosa di più duro della semplice pietra o del bronzo. Si poteva utilizzare il diamante, ma non c’erano strumenti nell’età della pietra che potessero tagliare queste rocce.
E’ possibile che gli antichi costruttori di Ollantaytambo abbiano davvero utilizzato utensili provenienti da un altro mondo, così come sostengono i Teorici degli Antichi Astronauti? Qualche indizio può essere trovato negli antichi miti di creazione tramandati nelle Ande.
In essi, gli antenati, o fondatori, sono descritti come fratello e sorella, figli del Dio Sole, mandati sulla Terra dal Dio Sole stesso. Questi due enigmatici personaggi giungono sulla Terra in possesso di un cuneo dorato. E’ possibile che questo potesse essere una sorta di utensile tecnologico in grado di tagliare la pietra, fonderla e farla addirittura levitare, capace di vincere la forza di gravità?
Il fatto che Ollantaytambo abbia a che fare con la tradizione del cuneo dorato, può solo significare che in quel luogo, migliaia di anni fa, qualcosa di straordinario è veramente successo.

venerdì 20 febbraio 2015

Sale Himalayano: tutta la verita' sul sale rosa dell'Himalaya

Himalayan salt: the whole truth 'on the Himalayan pink salt
Гималайской соли: вся правда "на гималайской розовой соли
喜马拉雅盐:在喜马拉雅山粉红盐全部的真相“


Il sale rosa dell'Himalaya è ben diverso dal comune sale da cucina, che è costituito essenzialmente da cloruro di sodio. Il sale himalayano è puro, molto antico, privo di tossine e di sostanze inquinanti che possono contaminare le tipologie di sale che provengono da mari e oceani.
Il sale rosa sull'Himalaya è conosciuto anche come "oro bianco". Si tratta infatti di una risorsa davvero preziosa. E' ricchissimo di sali minerali, che invece sono del tutto assenti nel sale da cucina. Ne contiene più di 80, tra i quali troviamo soprattutto il ferro. Il caratteristico colore rosa è dovuto sia all'elevata presenza di tale minerale, sia al fatto che questa speciale varietà di sale non viene sottoposta ad alcun trattamento sbiancante.
Il sale rosa non è raffinato e non viene trattato con alcun procedimento chimico. Il sale Himalayano è incontaminato: quando viene estratto, risulta puro proprio come quando si era depositato nel suolo migliaia di anni prima. Il nostro intestino lo assorbe meno e il suo gusto tende a valorizzare il sapore dei cibi senza coprirlo.
Quali sono i benefici?
Innanzitutto, l'impiego di sale rosa dell'Himalaya, in sostituzione del comune sale da cucina, limita il rischio di ritenzione idrica e di ipertensione, poiché il suo contenuto di cloruro di sodio è decisamente ridotto. Vi sono poi numerosi benefici che possono derivare dall'uso alimentare del sale rosa dell'Himalaya:
1) Controllo dei livelli di acqua presenti nell'organismo e loro regolazione in modo da garantirne il corretto funzionamento.
2) Promuovere un equilibrio stabile del pH a livello delle cellule, cervello incluso.
3) Aiutare la riduzione dei comuni segni di invecchiamento.
4) Promuovere un miglioramento della capacità di assorbimento degli elementi nutritivi presenti nel cibo lungo l'intestino.
5) Supportare la respirazione e la circolazione.
6) Ridurre i crampi.
7) Accrescere la forza delle ossa.
8) Promuovere la salute dei reni rispetto all'uso del comune sale da cucina.
9) Favorire un sonno migliore e regolare.
10) Offrire un aiuto naturale in più dal punto di vista del desiderio sessuale.

Quali sono gli utilizzi?

Il sale rosa non è soltanto un condimento. Vi sono infatti alcuni interessanti usi alternativi del sale rosa dell'Himalaya che vanno al di fuori dell'ambito alimentare: la preparazione di uno scrubper la pelle, il suo impiego per un bagno caldo e per la riduzione dei dolori articolari e la realizzazione di una soluzione salina adatta a disinfettare il cavo orale in caso di mal di gola e di raffreddore. In proposito, leggi anche: Sale rosa dell'Himalaya: salute ed energia in un cristallo.

Quali sono gli svantaggi?

Purtroppo il sale rosa dell'Himalaya non è di certo un prodotto a chilometri zero. Le zone di estrazione sono molto lontane da noi. Si tratta infatti delle miniere naturali di sale che si trovano sulla catena dell'Himalaya e che si sono formate grazie ad un processo durato ben 250 milioni di anni.
E' certamente un bene valutare la zona di provenienza degli alimenti che acquistiamo, però è anche importante sapere che una normale confezione di sale rosa dell'Himalaya dura molto più a lungo rispetto al comune sale da cucina; ne basta davvero pochissimo per dare ad ogni piatto quel tocco di gusto in più.
Restano però alcuni dubbi che riguardano la sua estrazione. Il sale rosa verrebbe trasportato a spalla, in sacchi pesanti, soprattutto da donne, per chilometri e chilometri, fino alle aree di lavorazione. L'aumento della richiesta del prodotto avrebbe contribuito a rendere ancora più aspre le condizioni di lavoro. Si teme inoltre che la sua estrazione sconsiderata possa distruggere un vero e proprio patrimonio naturale. Senza contare l'inquinamento legato al suo trasporto dall'Oriente all'Occidente.

Dove trovare il sale rosa dell'Himalaya?

Il sale rosa dell'Himalaya ormai si trova abbastanza facilmente anche al supermercato, accanto al comune sale da cucina o alle spezie. Inoltre, lo potrete acquistare nei negozi di prodotti biologici, nelle erboristerie, in alcune botteghe del commercio equo e su internet. Potete trovare in vendita siasale rosa dell'Himalaya grosso che sale rosa dell'Himalaya fino.


Questa e' bella!!! La CIA incolpa la Russia per i disastri naturali negli USA

This is 'beautiful !!! The CIA blames Russia for natural disasters in the US
Это и «красивая !!!ЦРУ обвиняет Россию в случае стихийных бедствий в США
这和'美丽的!中情局指责俄罗斯在美国的自然灾害


Gli Stati Uniti, gli avvelenatori del pianeta attraverso la geoingegneria e le scie chimiche, incolpano la Russia degli sconvolgimenti climatici in atto... 
La CIA ha trovato il colpevole dei disastri climatici che si sono verificati negli Stati Uniti. Secondo i dati della CIA le tempeste di neve e le piogge torrenziali è la macchinazione di qualcuno
La CIA nel corso degli ultimi anni si chiesta se un altro stato possa manipolare il clima negli Stati Uniti. Di questo ha raccontato ai giornalisti il professore della Rutgers University, Alan Robok. Secondo lui i servizi americani hanno posto al professore la questione se fosse possibile una manipolazione del' clima. In particolare alla CIA interessava il,fatto se altri paesi potessero di causare siccità o inondazioni.
Nel frattempo, negli Stati Uniti sono emerse ipotesi che la Russia utilizzi attivamente un'arma climatica contro gli americani.
Secondo Robok a lui non è stato chiesto se vi fosse un intervento russo nel clima degli Stati Uniti. Ma il servizio d'intelligence ha chiesto al professore se gli Stati Uniti potranno controllare il clima di qualcuno sul pianeta. A questa domanda Robok ha risposto sì.
In una delle sue lezioni Alan Robok ha raccontato agli studenti come gli Stati Uniti, durante la guerra del Vietnam, siamo stati in gradi di aumentare le precipitazioni piovose grazie allo spruzzo di prodotti chimici sulle nuvole. In questo modo, secondo il professore, gli americani sono stati i primi a manipolare il tempo.




mercoledì 18 febbraio 2015

ENIGMI ALIENI – DESTINAZIONE ORIONE [DOCUMENTARIO HISTORY CHANNEL]

Ancora oggi, è innegabile il fascino che la costellazione di Orione esercita su coloro che alzando lo sguardo al cielo ne contemplano la maestosità e la bellezza, quasi come se qualcosa dentro ci noi ci facesse riconoscere in quella configurazione astronomica qualcosa che ha a che fare con le nostre origini e il nostro futuro. Chi o che cosa si cela dietro l’enigmatica sagoma di Orione il guerriero?

La storia umana del nostro pianeta sembra essere interessata da una costante: la particolare attenzione dei nostri antenati per la costellazione di Orione.
Tumuli, templi megalitici e piramidi, sembrano riproporre nella loro pianta la posizione delle principali stelle che formano la costellazione di Orione. Ma perchè?
Conosciuta anche come il Cacciatore, la costellazione di Orione si trova lungo l’equatore celeste ed è quindi visibile a tutte le latitudini della Terra.
Si tratta di una delle costellazioni più maestose e riconoscibili del cielo notturno, anche se non ha mai trovato posto nello zodiaco moderno. La costellazione conta di circa 130 stelle visibili ed è identificabile dall’allineamento di tre stelle che formano la cintura di Orione, mentre la sagoma dell’eroe è delineata da nove stelle.
Molte antiche civiltà hanno riconosciuto la costellazione di Orione nel suo complesso, anche se gli sono state attribuite immagini diverse. I Sumeri vedevano nelle stelle una pecora. Il nome Betelgeuse significa letteralmente “ascella”: nel caso dei Sumeri era l’ascella della pecora.


Nell’antica Cina, Orione era uno dei 28 Xiu (宿) zodiacali. Conosciuta come Shen (參), che significa «tre», era probabilmente chiamata così a causa delle tre stelle nella Cintura di Orione. Gli Egizi consideravano queste stelle come un tributo al dio della luce, Osiride.
La cintura e la spada di Orione sono spesso menzionate nella letteratura antica e moderna, e sono state anche stampate sulle insegne della 27esima divisione della United States Army, l’esercito statunitense.

martedì 17 febbraio 2015

LA STRAGE DI PORZUS 70 ANNI DOPO: IL VERO VOLTO DEI PARTIGIANI

Roma, 7 feb – Prima che il prossimo 25 aprile si dia fiato alle fanfare e si aprano le danze per festeggiare il 70° anniversario della nostra sconfitta militare nella seconda guerra mondiale, c’è purtroppo un’altra ricorrenza che, c’è da scommetterci, passerà senz’altro sotto silenzio. Si tratta del cosiddetto “eccidio di Porzûs”. E si farà finta di non ricordarsene proprio perché questo fatto, pressoché misconosciuto al grande pubblico (nonostante l’omonimo film del 1997), rappresenta il volto oscuro o, molto più probabilmente, il “vero” volto della cosiddetta “liberazione” e della sedicente “resistenza”.
Ma che cosa è successo di preciso nella piccola località friulana di Topli Uork, poi nota come Porzûs, tra il 7 e il 18 febbraio del 1945? Ebbene, un centinaio di partigiani gappisti (cioè comunisti) massacrarono 17 partigiani appartenenti alla brigata Osoppo, i cosiddetti “partigiani bianchi”. Al comando degli assassini si trovava Mario Toffanin detto “Giacca”, mentre a capo degli assassinati c’era “Bolla”, al secolo Francesco De Gregori, zio dell’omonimo e noto cantautore. Sempre tra gli osovani era presente, inoltre, Guido Pasolini, fratello del famoso regista Pier Paolo. Si trattò di un vero e proprio massacro, tanto efferato da non risparmiare neanche la donna del gruppo, Elda Turchetti.
Questo è tutto quello che c’è di certo su quei terribili eventi, poiché il Pci e gli altri interessati tenteranno in tutti i modi di nascondere o distorcere a proprio vantaggio l’accaduto. In principio ad esempio – secondo consolidata prassi antifascista – si diede la colpa ai fascisti, proprio come si fece per l’assassinio del filosofo Giovanni Gentile. In un secondo momento, invece, Toffanin e sodali scrissero una relazione ufficiale in cui si giustificava la strage come atto di guerra voluto e ordinato dal Pci, in quanto – a loro dire – gli osovani sarebbero stati collaboratori dei tedeschi e dei fascisti. Senza contare il fatto che il Toffanin cambierà più volte versione, spesso in maniera radicale. E seguitò a cambiar versione anche dopo essere fuggito in Jugoslavia a causa della sopravvenuta condanna per “omicidio aggravato continuato e saccheggio”, pur continuando – ovviamente – a percepire lo stipendio elargito dallo Stato italiano che paradossalmente lo aveva condannato.
Nel dopoguerra i giudici, infatti, per la strage di Porzûs condanneranno in sede processuale 41 imputati, comminando complessivamente tre ergastoli e circa 700 anni di reclusione. Ma tra latitanze, indulti, condoni e amnistie nessuno dei colpevoli fece un solo giorno di prigione. Si fece in tempo però, già nel 1945, a riconoscere al defunto De Gregori la medaglia d’oro al valor militare alla memoria con la seguente motivazione: “Cadeva vittima della tragica situazione creata dal fascismo ed alimentata dall’oppressore tedesco in quel martoriato lembo d’Italia dove il comune spirito patriottico non sempre riusciva a fondere in un sol blocco le forze della Resistenza”.
A destra: Lapide in ricordo delle vittime della Brigata Osoppo

È vero che quello era il periodo delle medaglie di latta e dei nastrini di cartone, di cui praticamente ogni scalcagnato poteva far sfoggio, tuttavia è interessante notare quella curiosa menzione del “comune spirito patriottico”. È interessante perché è opinione oggi prevalente tra gli storici che le brigate comuniste – le quali pretendevano di richiamarsi al patriota Giuseppe Garibaldi – abbiano ricevuto l’ordine di sterminare la brigata Osoppo direttamente dagli sloveni appartenenti al IX Corpo d’armata titino. Pare infatti che gli osovani avessero realmente avuto un abboccamento con esponenti della Decima Mas con lo scopo di organizzare una resistenza (una “resistenza” vera) alle mire espansionistiche del panslavismo titino. Si sarebbe trattato, cioè, di difendere l’italianità delle terre istriano-dalmate dalla pulizia etnica perpetrata dagli iugoslavi ai danni dei nostri connazionali, infoibati e poi costretti all’esodo.
I partigiani comunisti pertanto, per ordine degli sloveni, avrebbero agito contro gli interessi nazionali. Tanto che l’accusa di alto tradimento, avanzata nel processo del 1954, venne accolta, in quanto “la strage […] fu un atto tendente a porre una parte del territorio italiano sotto la sovranità jugoslava”. Questo, evidentemente, era lo “spirito patriottico” che animava i gappisti. Benché sia stato appurato che la loro azione fosse “diretta al fine del tradimento”, gli imputati vennero tuttavia assolti dall’accusa di tradimento, poiché tale azione non avrebbe determinato “una situazione di pericolo per l’interesse dello Stato al mantenimento della sua integrità territoriale”. Che l’Istria e la Dalmazia fossero state occupate e ripulite etnicamente da Tito e dai suoi infoibatori, a quanto pare, deve essere sfuggito ai probi inquirenti.
A sinistra: Mario Toffanin, detto "Giacca"
Questa, dunque, la cruda realtà, per troppo tempo velata dai toni insopportabilmente agiografici della cosiddetta “gloriosa epopea della Resistenza”, come l’ha definita nel 2012 il presidente della repubblica Giorgio Napolitano proprio in occasione di una storica commemorazione della strage. Del resto tutto ciò non stupisce, visto che si è chiamata “liberazione” un’occupazione militare (quella anglo-americana) e “resistenza” l’avanzata di soverchianti truppe nemiche (sempre anglo-americane), coadiuvata dagli atti terroristici di partigiani come Mario Toffanin. Proprio la figura di “Giacca” è emblematica: comandante di numerose “brigate” (e non quindi semplice gregario), oltre che per la strage di Porzûs fu accusato e condannato per “furto, rapine, estorsioni, omicidi, anche ai danni di una compagna di lotta”. Forse proprio Toffanin rappresenta lo specchio più fedele di un’epopea di cartone che, animata da un fervente “spirito patriottico”, finì col consegnare Roma a Roosevelt e Fiume a Tito. Con buona pace di Garibaldi, di 20 mila connazionali infoibati e di 350 mila istriano-dalmati condannati all’esilio e al pubblico ludibrio.