martedì 24 maggio 2016

ESAMI DEL SANGUE:RICHIEDERE OMOCISTEINA, COSA NON CI DICONO, LA VERA PREVENZIONE

Blood tests: require homocysteine, they do not tell us, true prevention
Анализы крови: требуют гомоцистеина, они не говорят нам, истинная профилактика
血液检查:需要同型半胱氨酸,他们不告诉我们,真正的预防
रक्त परीक्षण: होमोसिस्टीन की आवश्यकता होती है, वे हमें बता नहीं है, सच रोकथाम


Tutti conoscono il colesterolo ma quanti di voi hanno mai fatto negli esami di routine il conteggio dell'omocisteina? Esame raccomandato solo in stato di gravidanza, per chi soffre già di problemi vascolari e cardiaci..,osteoporosi e sindrome metabolica.?!!
Farlo prima come segnale d'allarme costerebbe troppo??Forse preverrebbe troppe patologie?

Come mai non dobbiamo sapere nei comuni check up il valore di omocisteina? Cosa c’è sotto? Semplice "dimenticanza" o forse si coprono alcuni sporchi  interessi di parte?.. un esame che costa solo circa 12 euro??
E allora come mai non devi saperlo?

Il valore dell'omocisteina è un vero campanello d'allarme... che potrebbe metterci in guardia per tantissime patologie..e tanti sono inoltre i fattori che concorrono ad aumentarla.

MI CHIEDO CI VOGLIONO MALATI?? O VOGLIONO MANTENERSI RICCHI?

Mi chiedo con un esempio semplice.. se fare una profilassi di Omeprazolo o Lansoprazolo per via del reflusso per anni può diminuire la vitamina B12 che quindi va ad aumentare l'omocisteina che a sua volta può essere concausa di patologie invalidanti...PERCHÈ NON VIENE PRESCRITTA COME ROUTINE DI CONTROLLO???

Forse una prevenzione così facile porterebbe ad un tracollo economico sul campo medicine e visite?

Impariamo a conoscere questo esame , e capire che è un vero SALVA VITA e parametro importante L’omocisteina non fa solo male al cuore, e se leggiamo gli ultimissimi articoli di PubMed, la enciclopedia scientifica più aggiornata, rimarremo a bocca aperta, perplessi perchè un semplice esame non venga prescritto....
Una delle cause maggiori di invalidità e di morte in Italia è dovuto a TROMBOSI ARTERIOSA E VENOSA PIÙ DI 400.000 CASI... diagnosticabili per tempo con L'OMOCISTEINA....
per non parlare della "semplice" depressione...


COSA È L'OMOCISTEINA

L'omocisteina è un aminoacido non proteico prodotto dal metabolismo della metionina un aminoacido solforato essenziale che viene introdotto nel nostro organismo con la dieta, più dannosA dello stesso colesterolo ed è dal 1995 che lo sanno tutti gli scienziati.

Per la sua trasformazione entrano in gioco tantissimi componenti,risultando sostanze essenziali per la riduzione dei livelli plasmatici di questo amminoacido:

Diverse vitamine del gruppo B, quali l'acido folico (vitamina B9), la cianocobalamina (vitamina B12), la piridossina (vitamina B6), la riboflavina (Vitamina B2), la betaina e lo zinco.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) considera fino a 13 micromoli per litro (μmol/L) un valore ematico normale, pertanto si parla di omocisteina alta quando si misurano nel sangue concentrazioni superiori a 13 μmol/L negli uomini adulti, superiori a 10,1 μmol/L per le donne e superiori a 11,3 μmol/L nei ragazzi di età inferiore ai 14 anni

Alcuni danni causati da un aumento di omocisteina, iperomocisteinemia

  1. fertilità (ma guarda te..)
  2. cancro (ma guarda te..)
  3. alzheimer (ma guarda te..) / neurovegetative  / link3
  4. spina bifida
  5. ictus / trombosi
  6. malattie vascolari
  7. malattie cardiache
  8. depressione / link2 depressione


Alcune cause che concorrono all'aumento di omocisteina
(ndr. dove il MA GUARDA TE.. VI VERRÀ SPONTANEO)
  1. sedentarietà e lo stile di vita
  2. caffeina / link2 caffeina
  3. polveri sottili e l'inquinamento  (MA GUARDA TE...)  link2 polveri sottili
  4. farmaci  (ma guarda te...)  link2  link 3  link4
  5. carenza vitamine B2,B6,B12, ed acido folico  (ma guarda te...)
  6. vitamina D  (ma guarda te...)  link2 vitamina D
  7. difetto genetico
  8. Ipotiroidismo
  9. psoriasi
  10. lupus eritematoso sistemico
  11. artrite reumatoide
  12. sindrome metabolica
  13. sclerosi multipla
  14. SLA (ma guarda te...)
  15. alcolismo
  16. tabagismo

IPEROMOCISTEINEMIA: 
FATTORE DI RISCHIO E PATOLOGIE CORRELATE

L'omocisteina in eccesso provoca un danno vascolare coinvolgendo sia la struttura della parte vascolare che il sistema di coagulazione del sangue.

Danno alla parete vascolare
Il deposito di omocisteina sulla parete vasale è istolesivo attraverso diverse modalità.
I vasi arteriosi sono fondamentalmente costituiti da due parti funzionali: le cellule muscolari lisce e l'endotelio. Le cellule muscolari lisce possono contrarsi a seguito di un impulso nervoso, o tramite influenze dirette di varie sostanze o indirettamente attraverso un meccanismo di reattività vasale endotelio-dipendente. In quest'ultimo caso l'endotelio rilascia alcune sostanze vasoattive. Tra i vasodilatatori, l'ossido nitrico (NO) è il più importante e viene prodotto dall'endotelio attraverso il metabolismo dell'arginina grazie ad una NO-sintetasi (NOS). Nonostante i dati siano ancora limitati, è stato dimostrato che l'omocisteina influenza la funzione vascolare mediante un’azione indiretta sul tono vascolare, che induce una maggiore costrizione mediata dal legame dell'omocisteina ridotta con l'ossido nitrico e relativa formazione di ossido nitroso. Livelli di omocisteina cronicamente elevati provocano una deplezione dell'ossido nitrico e una produzione di ossido nitroso che resta in circolo solo per 14 minuti. La conseguenza è che il soggetto è in continuo vasospasmo.
Mediante un'influenza diretta si ha invece la formazione della placca aterosclerotica e la proliferazione delle cellule muscolari lisce con conseguente danno endoteliale e ridotta elasticità del vaso. Questo perché l'omocisteina in eccesso forma il complesso omocisteina-tiolattone che reagendo con le LDL (lipoproteine a bassa densità) forma un complesso insolubile LDL-Tiolattone che viene fagocitato dai macrofagi che, incapaci di scinderlo, si trasformano in cellule schiumose costituendo il "core" dell'ateroma. L'omocisteina in eccesso può anche comportarsi da radicale libero dell'ossigeno provocando: disfunzione endoteliale e poi necrosi delle cellule endoteliali con loro distacco dalla parete vasale; proliferazione delle cellule muscolari lisce con successiva fibrosi e fibrocalcificazione della parte vasale, ossidazione dei lipidi di membrana con perdita della funzionalità di queste strutture; ossidazione delle LDL che diventano fortemente aterogene.

Azione sulle piastrine: l'omocisteina in eccesso aumenta l'adesività e l'aggregazione piastrinica.

Azione sui fattori della coagulazione: l'omocisteina in eccesso influenza i fattori che regolano la coagulazione del sangue.

È per questi motivi che da alcuni anni l'iperomocisteinemia, è considerata un importante fattore di rischio per lo sviluppo di alcune patologie molto gravi.

OMOCISTEINA E MALATTIE VASCOLARI
Studi clinici ed epidemiologici hanno dimostrato una relazione tra elevati livelli plasmatici di omocisteina e malattie vascolari.

Patologie cardiovascolari: l’iperomocisteinemia è da molti ritenuta un fattore di rischio per l’aterosclerosi coronarica e l’infarto miocardico (Wald, 2006). Una popolazione di pazienti in cui il rischio cardiovascolare è elevato, e ulteriormente aggravato da elevati valori di Omocisteina è quella dei soggetti che sono stati sottoposti a trapianto cardiaco; sembra infatti che l'iperomocisteinemia che si sviluppa in seguito al trapianto possa favorire l'aterosclerosi del graft, una tra le principali limitazioni della sopravvivenza a lungo termine di questi pazienti (Ambrosi, 1994).

Patologie cerebrovascolari: l’iperomocisteinemia è responsabile di un danno a carico delle piccole arterie cerebrali. Uno studio recente (Martilelli, 2003) ha evidenziato che i pazienti con iperomocisteinemia presentano un rischio 4 volte superiore alla norma di andare incontro a episodi di trombosi dei seni venosi cerebrali.

Ictus cerebrale: numerosi studi hanno dimostrato una relazione significativa tra la concentrazione nel sangue di questo aminoacido ed eventi ischemici cerebrali (Wald, 2006).  L'omocisteina, infatti, provoca l'ateromatosi cerebrale, responsabile poi degli eventi ischemici con meccanismi che non sono ben noti, sicuramente incrementando la produzione di radicali liberi, le lesioni della parete interna dei vasi e l’ispessimento della parete muscolare.In uno studio più recente (Lu Hao, 2013) un gruppo di ricercatori ha voluto indagare se elevati livelli di omocisteina e iperlipidemia nel sangue, in associazione, potessero avere un effetto sinergico e aumentare il rischio di ictus. Il risultato delle loro analisi retrospettive durate 5 anni (2007-2012), hanno confermato l’ipotesi: chi aveva elevati livelli di omocisteina e di lipidi (colesterolo e trigliceridi) nel sangue, a parità di altri fattori di rischio, aveva un quaranta per cento in più di probabilità di andare incontro a ictus rispetto al gruppo di controllo con valori normali. La compresenza di iperomocisteinemia e iperlipidemia ha dunque un effetto sinergico negativo.

Patologie vascolari periferiche quali le trombosi arteriose e venose in particolare la trombosi venosa profonda, una malattia che colpisce generalmente gli arti inferiori con il conseguente rischio che il coagulo migri fino ai polmoni causando l'embolia polmonare (Den Heijer, 1996).

Malattia cerebrale dei piccoli vasi (CSVD): in uno studio recente (Kloppenborg, 2014) è stato dimostrato che l’omocisteina (che promuove la disfunzione endoteliale attraverso vari processi) svolge un ruolo nello sviluppo della malattia generalizzata dei piccoli vasi, coinvolgendo sia il cervello sia il rene. Gli stessi autori commentano che la funzione della molecola potrebbe essere regolata con un trattamento vitaminico e potrebbe pertanto costituire un potenziale target per la terapia. Inoltre La significativa associazione di un elevato livello di tHcy (omocisteina totale) con la progressione di CSVD sembra essere più forte in pazienti con una storia di malattia cerebrovascolare, indicando che questi pazienti sono più vulnerabili agli effetti dell’omocisteina alla progressione della CSVD”. Viene pertanto rinnovato l’interesse verso l’omocisteina come fattore di rischio potenzialmente modificabile.

Aneurisma dell’aorta addominale (AAA): un recente studio (Takagi, 2014) di metanalisi (totale casi studiati: 1643 casi di AAA e 5460 casi senza AAA) ha dimostrato l’associazione tra i livelli di omocisteina e l’aneurisma dell’aorta addominale. Una serie di analisi ha dimostrato un significativo aumento dei livelli di omocisteina totale nel gruppo con AAA rispetto al gruppo di controllo e un altro gruppo di analisi  ha dimostrato un aumento statisticamente significativo dell'incidenza in AAA per i soggetti con iperomocisteinemia.

OMOCISTEINA E IPERTENSIONE
L'omocisteina elevata, fattore di rischio cardiovascolare può agire, come detto sopra, come fattore di rischio sia diretto (favorendo l'arteriosclerosi) che indiretto cioè favorendo le complicanze dell'arteriosclerosi, una delle quali è proprio l'ipertensione arteriosa.
Alcuni studi suggeriscono che i valori dell' omocisteina possono giocare un ruolo nello sviluppo dell'ipertensione, e come tale può fornire un potenziale meccanismo di collegamento con omocisteina e malattie vascolari. L'evidenza sperimentale ha dimostrato che elevati livelli di omocisteina hanno effetti negativi sul vasodilatatore NO, sulla proliferazione delle cellule muscolari lisce, alterano la funzione endoteliale, l'elasticità della parete vascolare e la funzione renale. Dato che fattori fisiologici quali la resistenza periferica, la rigidità arteriosa e la funzione renale sono fattori determinanti la pressione sanguigna, sarebbe ragionevole prevedere un’associazione tra omocisteina e pressione sanguigna (Wilson, 2010).

OMOCISTEINA E MALATTIE NEURODEGENERATIVE

Demenza e malattia di Alzheimer
Già nel 1998 è stato ipotizzato che ci fosse una relazione tra omocisteina e demenza: in pazienti con diagnosi istologica di morbo di Alzheimer, vennero riscontrati livelli di omocisteina totale effettivamente più alti della norma. Anche le evidenze radiologiche di lesioni della materia bianca, di infarto cerebrale silente e di atrofia della corteccia cerebrale e dell'ippocampo erano positivamente associate a elevate concentrazioni di omocisteina nonché a danni cognitivi. Da uno studio (Seshadri, 2002) è emerso inoltre che l'iperomocisteinemia è un fattore di rischio indiscusso per lo sviluppo della demenza e della malattia di Alzheimer. Riconfermato da letteratura scientifica recente, 28 maggio 2015 che riconferma nuovamente che un aumento di livelli di omocisteina concorronoInoltre è stato riscontrato che l'iperomocisteinemia è particolarmente frequente nei soggetti anziani, spesso sottoposti a terapie in grado di interferire col metabolismo degli aminoacidi solforati, o affetti da condizioni patologiche o in situazioni socio ambientali, responsabili di una cattiva alimentazione, spesso alla base di quei deficit vitaminici che rappresentano una causa molto frequente d'incremento dei livelli plasmatici dell’omocisteina. Dati clinici ed epidemiologici attestano come nel paziente anziano con deficit cognitivo iniziale MCI (Mild Cognitive Impairment) sia frequentemente presente iperomocisteinemia associata a microangiopatia cerebrale. Il paziente anziano cerebropatico con deficit cognitivo (turbe della memoria, della vigilanza, dislessia) può presentare stati carenziali delle vitamine del gruppo B responsabili della degenerazione delle cellule nervose. Gli studi dimostrano, infatti, che la supplementazione di vitamine del gruppo B (soprattutto B6, B12 e B9) riduce la neurodegenerazione.

Morbo di Parkinson
Livelli plasmatici di omocisteina moderati (due volte superiori alla norma) sono stati riscontrati in pazienti affetti da morbo diParkinson in trattamento con levodopa. L’iperomocisteinemia è dovuta probabilmente a una maggiore produzione di S adenosilomocisteina durante il metabolismo della levodopa. Quanto essa rappresenti in questi pazienti un fattore di rischio vascolare o determini un declino cognitivo non è del tutto chiaro, anche se in uno studio clinico (Rogers, 2003) è stata riscontrata una significativa relazione tra iperomocisteinemia e malattie vascolari in pazienti in trattamento con levodopa.

OMOCISTEINA E EPILESSIA
In pazienti epilettici in trattamento farmacologico con farmaci anticonvulsivanti, sono stati dimostrati bassi livelli plasmatici di acido folico ed elevati livelli di omocisteina. Non è ancora del tutto chiaro, però, quanto l’iperomocisteinemia in questi pazienti rappresenti un fattore di rischio per patologie vascolari oppure determini un abbassamento della soglia della scarica convulsiva (Paknahad, 2012).
In un’altra recente review (Belcastro, 2012) si conclude che, per i pazienti che assumono farmaci antiepilettici, la supplementazione di 400 mcg di acido folico, vitamine B2, B6 e B12 a bassi dosaggi per il trattamento della deficienza di folati e per la riduzione dei livelli sierici di omocisteina è assolutamente consigliata.

OMOCISTEINA E GRAVIDANZA
L'omocisteina sembrerebbe giocare un ruolo molto importante anche in alcune patologie della gravidanza; elevati livelli di questo aminoacido sono stati osservati infatti nelle donne affette da preeclampsia, distacco prematuro di placenta e aborti spontanei;inoltre, nelle madri dei nati in sottopeso e nel 20% di quelle dei nati con difetti del tubo neurale, tra cui la più comune anomalia è la spina bifida, si è osservato un elevato livello di Omocisteina.
Per questa tematica si consiglia di leggere la pagina patologie della gravidanza

OMOCISTEINA E MENOPAUSA
Gli ormoni sessuali influenzano le concentrazioni di omocisteina. Gli uomini hanno livelli di omocisteina più elevati rispetto alle donne della stessa età. Tali livelli però si alzano nelle donne in menopausa. Ciò sottopone le donne in postmenopausa a un maggior rischio di incorrere in un evento cardiovascolare. La terapia ormonole e l’assunzione di acido folico possono ridurre l’omocisteina plasmatica del 10-15% (De Leo, 2004).

OMOCISTEINA E FRATTURE OSSEE
L'iperomocisteinemia è stata anche chiamata in causa nei casi di fratture ossee da osteoporosi: in uno studio (Van Meurs, 2004) infatti, è stata valutata l'associazione fra i livelli plasmatici di omocisteina e il rischio di frattura osteoporotica. Lo studio ha concluso che: 1) elevati livelli di omocisteina plasmatica costituiscono un forte e indipendente fattore di rischio per fratture osteoporotiche sia negli uomini sia nelle donne di età avanzata e che 2) l'associazione fra l'iperomocisteinemia e il rischio di frattura è apparsa essere indipendente dalla densità minerale ossea e da altri potenziali fattori di rischio di frattura.

OMOCISTEINA E DIABETE
I dati epidemiologici sino a oggi disponibili sembrano indicare che la malattia diabetica, sia di tipo 1 sia di tipo 2, di per se, non influenza i livelli plasmatici di omocisteina. La presenza di nefropatia invece, a causa della ridotta escrezione dell'aminoacido e/o del suo catabolismo, si accompagna quasi sempre a iperomocisteinemia e questo potrebbe spiegare, almeno in parte, l'elevato rischio cardiovascolare dei diabetici nefropatici. Non chiari sono ancora i rapporti tra retinopatia e neuropatia diabetica e omocisteina, mentre sembra che la macroangiopatia sia associata ad aumentati livelli di omocisteina totale e che l'iperomocisteinemia possa conferire un rischio di malattia trombotica vascolare e di mortalità maggiore nella popolazione diabetica rispetto a quella non diabetica. (Russo, 2003) In uno studio recente (Sudchada, 2012) è stato dimostrato che la suppementazione di acido folico nei pazienti con diabete mellito di tipo 2, rispetto al placebo, può ridurre i livelli totali di omocisteinemia e si associa a un trend che depone per un miglioramento del controllo glicemico.

OMOCISTEINA E INSUFFICIENZA RENALE
L’insufficienza renale cronica (IRC) si associa molto frequentemente a un aumento dei livelli plasmatici di omocisteina (Hcy), che può essere considerata una nuova tossina uremica. I pazienti uremici hanno un tasso di mortalità per malattie cardiovascolari che è di circa 30 volte più elevato rispetto alla popolazione generale (il rischio varia secondo la fascia di età considerata). Questa condizione non può essere interamente spiegata dai comuni fattori di rischio tradizionali (ipercolesterolemia, ipertensione, fumo, diabete, etc.) o da quelli tipici dell’uremia (iperparatiroidismo, anemia, ipoalbuminemia etc.). Da qui l’interesse della comunità scientifica per altri fattori di rischio, come l’iperomocisteinemia. L’iperomocisteinemia è anche il fattore di rischio cardiovascolare a più elevata prevalenza: si riscontra nel 90-95% dei casi di IRC. I valori di Hcy aumentano quando la funzione renale declina e progredisce verso l’uremia. Nell’IRC l’iperomocisteinemia comincia ad apparire quando il filtrato glomerulare scende sotto i 70 mL/min.
Ma quali sono le cause di iperomocisteinemia nell’insufficienza renale? Teoricamente, le cause di un aumento di omocisteina potrebbero essere ricondotte a: 1) aumentata produzione; 2) ridotto metabolismo; 3) ridotta escrezione. L’ipotesi più plausibile, a questo punto degli studi, è una riduzione della rimozione di omocisteina da parte del rene o di altri organi. (Satta, 2006)

OMOCISTEINA E DISFUNZIONE ERETTILE
Il legame è importante ed evidente poiché l’iperomocisteinemia è correlato a un danno vascolare che a sua volta può essere alla base di un disturbo dell’erezione. Il deficit erettile non deve essere considerata coma una “malattia” a se stante perché può essere la spia di un problema vascolare. Ovvero può essere la prima manifestazione clinica che più tardi si manifesterà con eventi ischemici cardiaci o cerebrovascolari. La disfunzione endoteliale da iperomocisteinemia ha come effetto una ridotta secrezione endoteliale di nitrossido (NO), il principale mediatore della vasodilatazione. L’erezione richiede una vasodilatazione NO-mediata; l’iperomocisteinemia, inibendo la sintesi endoteliale del NO, può essere il fattore causale di una disfunzione erettile da ipoafflusso, la quale potrà regredire a seguito della normalizzazione dell’omocisteina plasmatica. Uno studio suggerisce inoltre che l’iperomocisteinemia potrebbe concorrere alla genesi di eventi trombotici, come il priapismo a basso flusso o la flebo trombosi superficiale del pene. Da alcuni anni e stata sottolineato che l’urologo può essere la prima figura medica a osservare segni e sintomi che portino a sospettare e diagnosticare un’arteriopatia polidistrettuale, la quale, adeguatamente indagata, potrebbe svelare una coronaropatia latente. Similmente, può accadere che l’urologo sia il primo medico a diagnosticare un’iperomocisteinemia, indagando la patogenesi di una disfunzione erettile o di eventi trombotici penieni. (Chierigo, 2011) Fonte

OMOCISTEINA E OCCLUSIONE VENOSA RETINICA
L’occlusione della circolazione venosa della retina (RVO) è un disturbo frequentemente riscontrato dai retinologi e tale patologia è seconda soltanto alla retinopatia diabetica come causa di perdita visiva secondaria a malattie vascolari della retina. L’occlusione delle vene retiniche è un evento relativamente frequente che può produrre danni anatomici e funzionali disparati: si va da forme lievi, che coinvolgono vasi di piccolo calibro, che possono produrre alterazioni funzionali minime, fino alle forme drammatiche di occlusione venosa centrale ischemica, che possono compromettere definitivamente la funzione visiva e dare origine a complicanze devastanti quale il glaucoma neovascolare. I fattori di rischio che predispongono a RVO sono molteplici e in genere sono gli stessi che si riscontrano in alterazioni vascolari che coinvolgono altri distretti corporei come nel caso di ictus o coronaropatie. Tra questi ci sono quelli che riguardano lo stato trombofilico e quindi anche l’iperomocisteinemia. Numerosi studi hanno ormai dimostrato che vi è un’associazione statisticamente significativa tra la presenza di iperomocisteinemia e l’occlusione della vena centrale della retina, l’occlusione dell’arteria centrale della retina e la neuropatia ottica ischemica anteriore non artritica. Non sono state fino a oggi descritte lesioni oculari precoci nei pazienti con iperomocisteinemia. Un’alterazione del microcircolo del nervo ottico si verifica in maniera più evidente nella neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica, patologia nella quale, recentemente, è stato trovato un aumento significativo dei livelli di omocisteina nel plasma. Allo stesso modo le alterazioni del fondo oculare consistenti in variazioni del calibro e del decorso dei vasi sarebbero dovute a un danno parietale dei vasi conseguente all’azione dell’omocisteina. Nel paziente con iperomocisteinemia è indispensabile un attento follow-up oculare non solo allo scopo di individuare tempestivamente occlusioni dei vasi retinici arteriosi e venosi ma anche di diagnosticare e trattare precocemente alterazioni del campo visivo e del fondo oculare al fine di impedire o comunque di ritardare la progressione delle lesioni. Fonte

OMOCISTEINA E EMICRANIA
L’associazione tra emicrania e iperomocisteinemia riguarda, in particolare, l’emicrania con aura; studi su popolazioni caucasiche hanno ipotizzato che la mutazione a carico del gene C677T del MTHFR possa influenzare la suscettibilità di un soggetto all’emicrania con aura. La disfunzione della parete dei vasi (endotelio), correlata a valori elevati di omocisteina, potrebbe essere la base del meccanismo di attivazione e d’insorgenza dell’emicrania per il danno diretto causato dall’omocisteina sull’endotelio e sullo stato ossidativo vascolare. Sembra, infatti, che l’omocisteina aggravi lo stress ossidativo. Fonte
Alcuni dati sperimentali suggeriscono che la disfunzione endoteliale correlata all’iperomocisteina possa essere coinvolta nell’inizio e nel mantenimento del dolore emicranico durante l’attacco. Infatti, è stato osservato che la frazione di neuroni trigeminali che rispondono al dolore aumenta in relazione all’applicazione di acido L-omocisteico, una sostanza che mima l’azione dell’omocisteina. Si sospetta anche una comorbidità emicrania/ischemia cerebrale, poiché si suppone che l’omocisteina possa giocare un ruolo importante nella disfunzione della circolazione cerebrale che, durante la spreading oligoemia corticale, possa essere responsabile dell’infarto cerebrale.

OMOCISTEINA E DISTURBI ALL'APPARATO UDITIVO
L’ipoacusia improvvisa, le vertigini e gli acufeni sono spesso riconducibili a lesioni intervenute in uno dei compartimenti di competenza anatomica del microcircolo cocleo vestibolare, con danno selettivo o totale delle aree recettoriali. La sordità improvvisa può essere causata da disordini vascolari che favoriscono l’alterazione della perfusione cocleare. Numerosi fattori di rischio pro trombotici sono stati considerati nella patogenesi del danno vascolare, ed è stato recentemente suggerito il possibile ruolo delle alterazioni genetiche. Tra questi, i polimorfismi del gene MTHFR che portano a un aumento dell’omocisteina, possono essere coinvolti nella patogenesi della sordità improvvisa. (Capaccio, 2005).

OMOCISTEINA E PSORIASI
È noto che vari farmaci impiegati nel trattamento sistemico della psoriasi possono influenzarne la prognosi a causa di vari effetti collaterali, alcuni dei quali di natura cardiovascolare. Tra questi è dimostrato che l’uso di metotrexate aumenta i valori di omocisteina plasmatica.
L’iperomocistinemia, fattore indipendente di rischio cardiovascolare, sembra avere un ruolo nella relazione tra psoriasi e malattie cardiovascolari. È noto che valori abnormi di omocisteina plasmatica promuovono lo stress ossidativo e la conseguente disfunzione endoteliale, oltre a contribuire a uno stato pro trombotico attraverso l’aumento del fibrinogeno plasmatico. Uno studio condotto su pazienti psoriasici ha dimostrato non solo livelli maggiori di omocisteina in circolo rispetto ai controlli, ma ha anche osservato che l’iperomocistinemia correla direttamente con la severità della psoriasi. Lo stesso studio ha anche evidenziato una correlazione inversa tra valori di omocisteina plasmatica e livelli di acido folico. Gli autori hanno di conseguenza teorizzato che l’iperomocistinemia in pazienti psoriasici sia determinata da una carenza di acido folico, probabilmente determinata da un eccessivo consumo nell’aumentato turnover cutaneo. Infine, la malattia psoriasica sembra essere caratterizzata da un’iperattività piastrinica, la quale favorirebbe, insieme all’iperomocistinemia, uno stato pro-trombotico. Quest’ultimo sembrerebbe attenuarsi con la remissione clinica della psoriasi. (Vestita, 2010)

OMOCISTEINA E MALATTIE REUMATICHE AUTOIMMUNI
Elevati livelli sierici di omocisteina possono essere considerati fattore di rischio per le malattie cardiovascolari nei pazienti con artrite reumatoide (AR), così come nei pazienti con lupus eritematoso sistemico (LES). L’omocisteina può indurre un danno endoteliale ed è dimostrata un’associazione tra aumentati livelli di omocisteina e aumentato rischio di cardiopatia ischemica, ictus cerebrale e aterosclerosi carotidea. L’omocisteina ha un’azione tossica diretta sulle cellule endoteliali,aumenta l’ossidazione delle LDL e ha un effetto protrombotico. Aumentati livelli di omocisteina, sono stati dimostrati nei pazienti con AR. Il metotrexate – uno dei farmaci più utilizzati e più efficaci nel trattamento dei pazienti con AR – riduce i livelli plasmatici ed eritrocitari di folati, con conseguente aumento dei livelli di omocisteina per la riduzione dell’attività della metilen-tetraidrofolato reduttasi. A questo riguardo, durante il trattamento con metotrexate si consiglia sempre l’integrazione con acido folico, dal momento che tale pratica previene la tossicità da metotrexate e l’iperomocisteinemia. Nel LES l’iperomocisteinemia si associa con aumentata incidenza di trombosi arteriose. (Limonta M.) Fonte

OMOCISTEINA E IPOTIROIDISMO
Se non curati, i disordini della tiroide possono avere conseguenze importanti per il cuore: anche variazioni lievi dei livelli fisiologici degli ormoni tiroidei possono determinare un problema cardiaco.
Alcune patologie tiroidee, come la tiroidite di Hashimoto (una malattia autoimmune che provoca l’infiammazione della tiroide e un conseguente ipotiroidismo), sono state associate a un aumento del rischio di ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, aterosclerosi, malattia cardiaca e ictus. Anche la fibrillazione atriale sembra avere un’associazione stretta con la malattia tiroidea.Altre complicazioni possono essere effusione pericardica (raccolta di liquido nel sacco pericardico) ed elevati valori di omocisteina, fenomeno associato a un aumento del rischio cardiovascolare. Fonte

OMOCISTEINA E CELIACHIA
La celiachia è una grave e frequente malattia causata dall'intolleranza al Glutine. La malattia è "dovuta"  alla reazione immunitaria nell'intestino contro queste proteine con conseguente distruzione delle cellule intestinali e malassorbimento. A causa del malassorbimento, nei celiaci vi è frequentemente una carenza di: ferro, zinco, vitamine del gruppo B, vitamina K e altre sostanze. Un recente studio (Hadithi, 2009) ha confermato il frequente e reale deficit di acido folico e di vitamina B12 e l'aumento dell’omocisteina nella celiachia anche misconosciuta. Esso mostra anche che l'integrazionecon acido folico e vitamina B12 porta effettivamente alla "normalizzazione" delle concentrazioni nel sangue di questi micronutrienti nei celiaci. La celiachia costituisce un chiaro caso in cui la normale alimentazione non è in grado di assicurare normali apporti di micronutrienti, vitamine, ferro, oligoelementi etc. e in cui l'integrazione acquisisce una grande importanza clinica e terapeutica.

OMOCISTEINA E MORBO DI CROHN
La malattia di Crohn è un'infiammazione cronica che può colpire teoricamente tutto il canale alimentare, dalla bocca all'ano, ma che si localizza prevalentemente nell'ultima parte dell'intestino tenue chiamato ileo (ileite) o nel colon (colite) oppure in entrambi (ileo-colite). Nei tratti intestinali colpiti si hanno infiammazione, gonfiore e ulcerazioni che interessano a tutto spessore la parete intestinale. A causa del malassorbimento non è raro che i pazienti possano andare in contro a deficit vitaminico; in particolare un deficit di vitamine del gruppo B può portare a un aumento dei livelli di omocisteina plasmatica (Spina, 2008).

OMOCISTEINA E DEPRESSIONE
L’iperomocisteinemia può determinare un’alterazione dei neurotrasmettitori con consequenziale depressione. L’aumento dell'omocisteina plasmatica, riconosciuto marker funzionale sia per il folato sia per la vitamina B12, è stato riscontrato nei depressi e, in uno studio norvegese di grandi dimensioni, è stato associato al maggiore rischio di depressione, ma non di ansia. Nella depressione si può affermare la sostanziale evidenza di una diminuzione dei folati, della vitamina B12 e di un corrispettivo aumento dell’omocisteina plasmatica. Inoltre, in rinforzo a quanto riportato, bisogna annotare che il polimorfismo MTHFR C677T, che altera il metabolismo dell'omocisteina, è dimostrato tra i pazienti depressi.
Da notare infine che i bassi livelli di folati possono determinare una scarsa risposta agli antidepressivi e che il trattamento con acido folico è indicato per migliorare la loro azione. (Di Lascio, 2012)

OMOCISTEINA E CANCRO
Da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine è emerso che il cancro è causato con maggiore probabilità dalla dieta e dallo stile di vita che non dal corredo genetico individuale. Quale ruolo svolge l’omocisteina in questo ambito? Il cancro è provocato da danni al DNA e la presenza di elevati livelli di omocisteina rende il DNA più vulnerabile ai danni e non facilmente riparabile una volta danneggiato. All’estremo opposto si è riscontrato che la concentrazione di omocisteina è un ottimo indicatore dell’efficacia o meno delle terapie antitumorali. L’omocisteina aumenta quando il tumore cresce e diminuisce quando regredisce. Tra le forme di cancro più associate all’alta concentrazione di omocisteina vi sono il cancro al seno, al colon e la leucemia. Riducendo il livello di omocisteina si può ridurre di un terzo il rischio di queste malattie. (Holford, 2008)

OMOCISTEINA E FARMACI
Di seguito elenchiamo i farmaci che possono far aumentare i valori plasmatici di omocisteina.

FIBRATI - È stato scoperto (Dierkes, 2004) che l’assunzione di alcuni fibrati (classe di farmaci ipolipemizzanti) può causare iperomocisteinemia. In particolare il fenofibrato e il bezafibrato aumentano dal 20 al 40% il livello di omocisteina plasmatico. Il problema sembra essere dovuto a un’alterazione del metabolismo della creatina-creatinina e in cambiamenti nel trasferimento del gruppo metile. Questo effetto non è stato invece riscontrato con l’utilizzo di gemfibrozil (un farmaco ipolipidemizzante) e le statine. L’aumento di omocisteina a seguito di assunzione di fenofibrato può essere ridotto con l’assunzione di acido folico, vitamine B6 e B12.

METFORMINA- Il trattamento a lungo termine con metformina (farmaco per il trattamento del diabete) aumenta il rischio di carenza di vitamina B12, che porta a un incremento delle concentrazioni di omocisteina. Pertanto, poiché il deficit di vitamina B12 è prevenibile, occorre prendere in considerazione, durante un trattamento a lungo termine con metformina, la regolare misurazione delle concentrazioni di vitamina B12 che va in caso supplementata.
Altri farmaci che possono portare a carenza di vitamina B12 e quindi a un rischio di aumento dei valori plasmatici di omocisteina sono:

ESOMEPRAZOLO + LANSOPRAZOLO, PANTOPRAZOLO + RABEPRAZOLO per il trattamento dell’ulcera duodenale e gastrica, esofagite da reflusso, sindrome di Zollinger-Ellison, malattia sintomatica da reflusso gastro-esofageo e ulcere associate a terapia prolungata con farmaci antinfiammatori non steroidei.

ESOMEPRAZOLO + NAPROXENE per il trattamento dei segni e dei sintomi di artrosi, artrite reumatoide e spondilite anchilosante in pazienti a rischio di sviluppare ulcere da FANS.

EVEROLIMUS per il trattamento del tumore al seno in stadio avanzato.

GLIBENCLAMIDE + METFORMINA, LINAGLIPTIN + METFORMINA, METFORMINA + PIOGLITAZONE, METFORMINA + SITAGLIPTIN e METFORMINA per il trattamento del diabete di tipo 2.

OCTREOTIDE per il sollievo dei sintomi associati a tumori endocrini gastroenteropancreatici funzionali.

OMEPRAZOLO per la terapia di patologie gastriche, quali l'ulcera e la malattia da reflusso gastroesofageo (GERD), oltre che per la prevenzione di possibili lesioni gastriche derivanti dall'assunzione di farmaci FANS.

ROPINIROLO per il trattamento del morbo di Parkinson.

Cosa devi fare se la tua omocisteina fosse troppo elevata? Ad esempio sopra i 12 µmol/L?

Intanto che esiste l'omocisteina lo devi sapere, poi devi cercare di ridurla se ce l'hai alta con una corretta alimentazione ricca di  acido folico (foglie verdi). Se non basta devi assumere acido folico, Vitamina B12, B2, B9, B6, zinco, vitamina D. Se non si abbassa ancora il valore di omocisteina, potrebbe dipendere da un difetto genetico o da un difetto di un enzina cistationina-β-sintetasi con omocistinuria.


venerdì 20 maggio 2016

LA CURA PER LA DEPRESSIONE? I FUNGHI ALLUCINOGENI CON PSILOCIBINA

The cure for depression? The hallucinogenic psilocybin mushrooms
Лекарство от депрессии? Галлюциногенные грибы псилоцибин
治愈抑郁症?致幻迷幻蘑菇

Secondo un mini-studio pubblicato su Lancet Psychiatry, la psilocibina è risultata efficace in 8 pazienti su 12.




I funghi allucinogeni contenenti psilocibina potrebbero essere efficaci per la cura della depressione resistente, ovvero stati depressivi che si protraggono da molti anni, persino decenni. Secondo i risultati di un mini-studio sugli effetti della psilocibina condotto dall'Imperial College di Londra su dodici pazienti, ben otto di questi hanno ottenuto risultati positivi.



Da droga new age a possibile cura della depressione

E' ancora presto per cantare vittoria, in quanto lo studio è stato condotto su un campione di persone troppo ristretto per essere significativo, ma i risultati ottenuti sono sorprendenti. E non possono che attirare l'attenzione della comunità scientifica. Ai pazienti, nove dei quali afflitti da uno stato depressivo classificato come "grave", è stata somministrata una massiccia dose di psilocibina, i cui effetti psichedelici si sono protratti fino a sei ore, durante le quali i pazienti, supportati psicologicamente durante l'esperienza, hanno ascoltato musica classica. 

Terminato il "viaggio" psichedelico, la depressione era svanita

Quando gli effetti psicoattivi della psilocibina sono cessati, ben otto pazienti su dodici che hanno partecipato alla sperimentazione, hanno affermato di non sentirsi più depressi, e cinque di questi anche a distanza di tre mesi dal test, hanno continuato a non accusare i sintomi del mal di vivere.

Effetti collaterali modesti

Gli effetti collaterali dell'uso di psilocibina sono limitati a possibili crisi d'ansia, che può insorgere se il soggetto non riesce a gestire positivamente l'esperienza psichedelica, nausea e mal di testa. Effetti collaterali meno gravi di quelli che possono insorgere con l'utilizzo di alcune categorie di psicofarmaci.

Psilocibina e depressione: l'ipotesi degli esperti

Gli autori dello studio considerano "molto promettenti" i risultati ottenuti trattando i pazienti con la sostanza psichedelica, ma sottolineano come sia necessaria una sperimentazione su più vasta scala, anche per stabilire se e quanto gli effetti benefici siano duraturi. L'ipotesi è che la psilocibina aiuti i malati a superare la negatività di pensiero tipica della depressione, inoltre agisce a livello della serotonina,  il neurotrasmettitore definito "l'ormone del buonumore", sul quale operano anche gli antidepressivi SSRI, che impediscono il riassorbimento da parte dell'organismo della serotonina, mantenendone nel corpo una quantità maggiore. 

martedì 26 aprile 2016

Scienziati USA confermano i timori russi di un nuovo Pianeta, e avvertono che presto interesserà la Terra

US scientists confirm Russian fears of a new planet, and warn that soon will affect the Earth
Американские ученые подтверждают российские опасения новой планеты, и предупреждают, что в ближайшее время будет влиять на Землю
美國科學家確認新行星的俄羅斯的擔憂,並警告說,很快就會影響地球
अमेरिकी वैज्ञानिकों ने एक नए ग्रह की खोज आशंका की पुष्टि, और चेतावनी दी है कि जल्द ही पृथ्वी को प्रभावित करेगा


Una nuova appendice aggiunta alla massiccia relazione della Aerospace Defence Forces (ADF ) relativa al misterioso nuovo pianeta confermato di essere il più esterno del nostro sistema solare, dice che uno scienziato americano ha confermato molte delle sue conclusioni e ha inoltre dichiarato che la nostra Terra è ora sotto minaccia diretta da questo corpo celeste e che potrebbe iniziare a danneggiare la nostra Terra da questo mese .

Come avevamo precedentemente riportato (Misterioso pianeta espulso da buco nero al centro della galassia potrebbe prossimamente collidere con la Terra ), l’ADF è  sempre più “allarmato ” per la minaccia che questo misterioso nuovo pianeta pone alla Terra dal momento in cui è stato scoperto dalla National Aeronautics and Space Administration (NASA ) nel 2005 e dalla conferma finale della sua esistenza a gennaio dagli scienziati del California Institute of Technology ( Caltech).
Ai timori della Russia su questo misterioso pianeta si aggiungono le informazioni segrete della NASA su  esso fornite alle autorità della Federazione dall’esperto di computer  Lloyd Albrightdella NASA (nel 1999) e dall’astronauta degli Stati Uniti e della Marina Capitano Lisa Nowak (nel 2007) Albright  aveva così paura che si nascose in una grotta e la Nowak ha detto ai suoi intervistatori russi ” non dirò a nessuno la verità ” e ” non ho mai creduto nella Bibbia, ma ora lo devo “
La nuova appendice aggiunta oggi, a questo rapporto, viene da Daniel Whitmire , PhD, professore emerito di Fisica presso l’Università della Louisiana, in un articolo scientifico scritto per dell’Università di Oxford Monthly Notices della Royal Astronomical Society sostiene che questo misterioso pianeta, chiamato anticamente dai sumeri Nibiru , è “arrivato vicino ​​al nostro collo di boschi” ( [è la cintura di kuiper?]), e  la distruzione causata dal suo ” inganno gravitazionale ” si terrà questo mese , come ha fatto numerose volte prima, ogni volta che passava vicino alla terra.
Medico-scienziato Whitmire e il suo collega, John Matese, ha prima pubblicato la ricerca sulla connessione tra questo pianeta misterioso e le estinzioni di massa sulla Terra sulla rivista Nature nel 1985 , continua il rapporto, e che, nel gennaio scorso, i ricercatori del Caltech hanno stimato la sua dimensione come è di circa 10 volte la massa della Terra .
Tuttavia, questo rapporto fa notare, anche che entrambi, il medico-scienziato Whitmire (1) e i ricercatori del Caltech ricercatori, dicano sia un fatto che questo misterioso nuovo pianeta ora esista nel nostro sistema solare, ma, non sono d’accordo sulla sua attuale orbita .
Scienziati ADF nella loro relazione però fanno notare che la “ meccanica orbitale ” di questo misterioso pianeta sono da considerare poi il ” caos causato elettromagneticamente ” che rappresenterà nel nostro sistema solare, e sulla Terra, dicono, potrebbe essere manifestato da violenti terremoti in aumento, massicce esplosioni vulcaniche, e disastri naturali causati da cambiamenti  al nostro Sole (aumento / diminuzione delle macchie solari), per non parlare delle centinaia, se non migliaia, di asteroidi che potrebbero  impattare sulla Terra.
Importante notare, conclude il rapporto in appendice, è che a differenza degli scienziati occidentali che aderiscono alla teoria gravitazionale non dimostrata del nostro universo, gli scienziati russi l’attribuiscono alla teoria elettrica (3) creando tra questi due corpi di esperti un ” divario incompatibile ” di conoscenza che non può essere colmato.

Aprile 10, 2016 © UE e USA Tutti i diritti riservati. Il permesso di utilizzare questo rapporto nella sua interezza è concesso a condizione sia citata la fonte originale  WhatDoesItMean.Com. Contenuti freebase sotto licenza CC-BY e GFDL .
Note di SD
1) Whitmire è convinto che un pianeta lontano causi estinzioni di massa sulla Terra e potrebbe farlo di nuovo
2) PROVE DI UN GIGANTESCO PIANETA  lontano nel sistema solare

Konstantin Batygin 1 e Michael E. Brown 1
Pubblicato 20 Gennaio 2016 • © 2016. L’American Astronomical Society. Tutti i diritti riservati. Astronomical Journal ,Volume 151 , Number 2
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abstract
Analisi recenti hanno dimostrato che le orbite lontane all’interno della popolazione disco diffuso della mostra Cintura di Kuiper un raggruppamento inaspettato nei loro rispettivi argomenti del perielio. Mentre diverse ipotesi sono state avanzate per spiegare questo allineamento, ad oggi, un modello teorico in grado di rappresentare con successo per le osservazioni resta sfuggente. In questo lavoro abbiamo dimostrato che le orbite di oggetti distanti Kuiper Belt (KBOs) non si raggruppano solo argomento del perielio, ma anche nello spazio fisico. Abbiamo dimostrato che le posizioni perielio e piani orbitali degli oggetti sono strettamente limitate e che tale raggruppamento ha solo una probabilità di 0,007% sia dovuto al caso, richiedendo così un’origine dinamica. Troviamo che l’allineamento orbitale osservata può essere mantenuto da un pianeta eccentrica distante con massa 10 m ⊕ cui orbita giace in circa sullo stesso piano di quelle dei KBOs lontane, ma il cui perielio è 180 ° dalle perieli dei corpi minori. Oltre alla contabilità per l’allineamento orbitale osservato, l’esistenza di tale pianeta spiega naturalmente la presenza di oggetti ad alta perihelion Sedna simili, così come la raccolta noto di alte oggetti semiasse con inclinazioni tra 60 ° e 150 ° la cui origine prima era poco chiaro. Analisi continua di entrambi gli esterni oggetti del sistema solare lontani e fortemente inclinati offre l’opportunità per testare la nostra ipotesi, nonché limitando ulteriormente gli elementi orbitali e la massa del pianeta lontano
3) Teoria dell’Universo Elettrico
La teoria dell’Universo Elettrico sostiene che l’elettricità ha un ruolo più importante dell’universo, che è generalmente accettato (vedi anche ” energia elettrica in tutto l’Universo“).
Come teoria, offre spiegazioni dei vari fenomeni naturali e astrofisici, alcuni dei quali crediti sono meglio compresi, senza la necessità di varie spiegazioni  ad hoc. Come con qualsiasi teoria, l’universo elettrico fa previsioni che sono stati testati, ed è pubblicato in entrambi i documenti  peer-reviewed e libri popolari.
La teoria dell’Universo Elettrico è interdisciplinare, integrando e sostenendo soggetti diversi come la scienza (astronomia, geologia, fisica), con le scienze morbide come la storia antica e la mitologia comparata.
Forse non a caso, l’Universo Elettrico è diventato anche il bersaglio di pseudo-scettici, le cui critiche consistevano di argumentum ad hominem , incomprensioni, false dichiarazioni, e l’etichettatura come pseudoscienza .
Tratto da SaDefenza

martedì 12 aprile 2016

Ecco svelato chi siamo veramente!

Here is revealed who we really are!
Здесь раскрывается, кто мы есть на самом деле!
这里透露我们真正是谁!
यहाँ से पता चला है जो हम वास्तव में कर रहे हैं!


Se mai vi siete chiesti chi siamo veramente, potreste arrivare a comprenderlo attraverso l’illuminazione, o più semplicemente c’è la possibilità di farcelo spiegare da una persona che lo ha sperimentato direttamente.

Quasi tutti avete sentito parlare almeno una volta dello stato di grazia che si raggiungerebbe se si potesse entrare in uno stato di illuminazione. Il buddhismo chiama questo stato Nirvana, e corrisponde alla piena realizzazione del proprio essere, con la conseguente estinzione o dissoluzione di ogni desiderio terreno, avendo raggiunto la piena consapevolezza della propria immensità e congiunzione con l’Uno.
Vi sarete allora anche chiesti come ci si potrebbe sentire in questo stato, e come vivrebbe la propria realtà un essere risvegliato.
Ebbene, una dottoressa americana di nome Jill Bolte Taylor ha avuto proprio un’esperienza del genere. L’ha avuta in seguito ad un ictus nella parte sinistra del cervello, che le ha quindi inibito le funzioni di questo emisfero.

I due emisferi, la nostra dualità

Come tutti sapete, il cervello umano è diviso in due emisferi fisicamente separati, e collegati solo da un ponte di fibre nervose noto come corpo calloso. I due emisferi hanno funzioni del tutto diverse.

L’emisfero destro è la sede della nostra creatività, intuito, fantasia, delle percezioni sensoriali, ecc. mentre l’emisfero sinistro è la sede della razionalità, dei calcoli, della catalogazione, ecc.
Per fare un esempio, quando vediamo un albero, lo percepiamo prima con l’emisfero destro, percependone forma, colore, estensione, ecc. per poi attribuirgli il nome ‘albero’ attraverso l’emisfero sinistro, che lo raffronta con tutti i modelli di albero già memorizzati, al fine di inquadrarlo razionalmente all’interno di una categoria ben definita.

L’emisfero destro è anche la porta attraverso la quale riusciamo a connetterci con gli strati superiori dell’essere, e ricevere quindi una moltitudine di informazioni che sono al di fuori dello spazio e del tempo. Le intuizioni arrivano proprio da questo emisfero.
Il problema è che l’emisfero sinistro applica a tutte queste informazioni un filtro, al fine di scartare tutto ciò che non è catalogabile all’interno di qualcosa di conosciuto. Il nostro cervello riceve miliardi di informazioni al secondo, ma solo una piccolissima parte arriva alla nostra coscienza, a causa proprio del filtro operato dall’emisfero sinistro.

Potremmo affermare, semplificando, che l’emisfero destro è l’antenna che capta tutto ciò che esiste all’interno del mondo reale, lungo tutti i piani dell’esistenza, mentre il sinistro è il filtro che seleziona tutte queste informazioni al fine di scartare quelle che non hanno un significato razionale per noi.

Cosa accade se il filtro viene disattivato

La dottoressa Taylor, che ironia della sorte di mestiere fa la neuropsichiatra, la mattina del 10 Dicembre 1996 subisce un itcus nell’emisfero sinistro, con conseguente perdita di alcune funzionalità proprie di questa parte del cervello.
Prima di continuare, vi consiglio di guardare la straordinaria testimonianza della dottoressa (selezionate i sottotitoli in italiano tramite la tendina in basso a destra nel riquadro del video):


Una testimonianza davvero eccezionale. Rileggiamo alcune delle frasi pronunciate nel video:
…non riuscivo a identificare la posizione del mio corpo nello spazio e mi sentivo enorme in espansione, come un genio appena liberato dalla bottiglia.
E il mio spirito si librava libero come una grande balena che scivola attraverso il mare dell’euforia silenziosa.
Nirvana, ho trovato il Nirvana. E ricordo di aver pensato “non riuscirò mai a comprimere l’enormità del mio essere all’interno di questo minuscolo corpicino”.
Ecco cosa si prova quando si realizza il nostro vero essere. La dottoressa aveva la netta sensazione di volteggiare nello spazio, e cosa davvero stupefacente è il fatto che si percepiva davvero enorme, tant’è che non riusciva a comprendere come il proprio essere potesse essere contenuto all’interno del suo minuscolo corpo.
In un’altra parte del video dice ad un certo punto che non riusciva più a capire quali fossero i confini del suo corpo, sentendosi tutt’uno con le pareti della stanza in cui si trovava.

Una volta sciolti i vincoli, ecco che tutto il nostro Essere viene alla luce, non più ristretto all’interno della deformazione operata dal filtro della razionalità. Ricordate cosa ho scritto molte volte in questo blog: non siamo nè il nostro corpo, nè la nostra mente. Siamo in realtà esseri immensi, grandi quanto l’intero Universo. Anzi, siamo noi a contenere l’Universo, e non viceversa.
La dottoressa ha avuto un’esperienza incredibile che le ha fatto toccare con mano questa verità. Per concludere, quindi, chi siamo veramente? Facciamocelo dire dalle toccanti parole della dottoressa Taylor:
Dunque chi siamo? Siamo la potenza della forza vitale dell’universo, dotati di destrezza manuale e di due menti cognitive. E abbiamo il potere di scegliere, momento per momento, chi e come vogliamo essere nel mondo. Proprio qui, proprio ora, posso entrare nella coscienza del mio emisfero destro, dove siamo. Io sono la potenza della forza vitale dell’universo. Io sono la potenza della forza vitale dei 50 trilioni di bellissimi geni molecolari che compongono la mia persona, in sintonia con tutto il resto.

Fonte:  http://www.campoquantico.it/wordpress/chi-siamo-veramente/

giovedì 7 aprile 2016

Ecco gli alimenti che puliscono vene e arterie !!!

Here are foods that cleanse the veins and arteries !!!
Вот продукты, которые очищают вены и артерии !!!
下面是净化静脉和动脉的食物!

Esistono determinati alimenti che con il passare del tempo possono ostruire le arterie, causando problemi alla circolazione e malattie cardiovascolari che possono portare alla morte. Dall’altro lato però ci sono anche alimenti che favoriscono la pulizia delle arterie e delle vene e che, includendoli nella dieta, possono aiutare a prevenire un gran numero di malattie.
Secondo gli studi, l’aterosclerosi è una delle malattie che causa più morti ogni anno in tutto il mondo. Questa malattia è un problema piuttosto complesso che implica autoimmunità, infezioni e incompatibilità. Tuttavia, oltre all’aterosclerosi, quando le vene e le arterie si ostruiscono, si tende anche a soffrire di ipertensione e malattie cardiache.
Tenendo in conto l’importanza di una corretta alimentazione per prevenire tutte queste malattie, a seguire vi presentiamo i 10 alimenti migliori per pulire le arterie e le vene.


Aglio

È il numero uno degli alimenti per favorire la pulizia arteriosa poiché possiede proprietà antiossidanti molto potenti che hanno la capacità di combattere i radicali liberi del corpo, oltre ad aiutare a diminuire i livelli di colesterolo cattivo e ad aumentare quelli di colesterolo buono. Questo favoloso alimento migliora il flusso sanguigno e aiuta a combattere l’ipertensione.

Avena

Questo alimento è particolarmente indicato a inizio giornata visto che oltre a favorire una buona digestione apporta anche energia per le attività quotidiane. Tra i grandi benefici del consumare avena, c’è il suo potere di ridurre la capacità del colesterolo di aderire alle pareti delle arterie, evitando così lo sviluppo di aterosclerosi e di problemi cardiaci.

Mela

Le mele contengono una sostanza chiamata pectina, una fibra che si unisce al colesterolo, secondo quanto spiegato da Liz Applegate, dottoranda membro della facoltà e direttrice della nutrizione sportiva dell’Università della California a Davis. Le mele, inoltre, contengono flavonoidi che potrebbero far sì che il rischio di soffrire di un problema al cuore si riduca fino al 50%.

Pesce

Il pesce grasso è una ricca fonte di acidi grassi omega 3, denominati “grassi buoni”, di cui l’organismo ha bisogno per funzionare correttamente e per liberare le arterie. Tra i pesci consigliati troviamo: salmone, sgombro, tonno, trota, aringa e sardina.

Curcuma

Uno dei principi attivi della curcuma, chiamato curcumina, ha dato dei buoni risultati come cardioprotettore. Studi hanno potuto stabilire che grazie a questo la curcuma può evitare i danni alle arterie collegati all’ostruzione.

Spinaci

Questo ortaggio a foglia verde è ricco di vitamine A e C che, secondo quanto scoperto, possono prevenire l’ossidazione del colesterolo e problemi come l’arteriosclerosi.

Frutta secca

Anche la frutta secca è un buon alleato per evitare l’ostruzione delle arterie e per stimolarne la pulizia. Questa meravigliosa proprietà è dovuta al contenuto di grassi monoinsaturi e di acidi omega 3, il segreto per la salute arteriosa. Tra i tipi di frutta secca consigliati troviamo: nocciole, mandorle, noci pecan e arachidi.

Olio d’oliva

L’olio extra vergine d’oliva possiede molte proprietà per la salute e tra queste include la capacità di prevenire le malattie cardiache. Questo alimento è un grasso monoinsaturo che ha minori probabilità di ossidarsi, evitando quindi che il colesterolo ossidato aderisca alle pareti delle arterie.

Pomodoro

I pomodori rappresentano una sostanziosa fonte di licopene, antiossidante che evita che il colesterolo cattivo aderisca alle pareti arteriose. Da quanto riportato da diverse ricerche, il consumo giornaliero di pomodoro riduce significativamente il rischio di formazioni di placche nelle arterie.

Succo di melograno

È scientificamente provato che il succo di melograno contiene maggiori livelli di antiossidanti rispetto ad altri succhi come quello di more, mirtilli o arancia. Grazie a questa proprietà, il succo di melograno si è dimostrato molto efficace nel trattamento della aterosclerosi, malattia che provoca danni alle arterie, durante uno studio condotto su cavie.
 (Fonte)